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SANA 2018: RIFLESSIONI


SANA 2018? Ebbene si, appuntamento fisso ormai da almeno cinque anni, forse sei, è la mia mini vacanza dopo la fine delle ferie ufficiali, rappresenta per me l’attimo in cui, immersa in una delle mie più grandi passioni, i cosmetici, saluto definitivamente l’anarchia estiva con le sue temperature fastidiose e inauguro l'ennesima e lunga lista di buoni propositi che disattenderò, ma come dico sempre, crederci è speranza, e sarà proprio la speranza a darmi il colpo finale, ma nel frattempo cerco di godermela.

Sapete cos'è il SANA? Ve lo dico subito! E’ il salone del biologico e del naturale che ogni anno, a Bologna, accoglie aziende del settore alimentare, della cosmesi , e di tutto ciò che gira intorno alla “green life”, un luogo, quindi, che in realtà racchiude diversi stili di vita accomunati, però, da maggiore “consapevolezza” e da un pubblico che oltre all'efficacia e alla bontà, in teoria chiede anche maggiore trasparenza. Dico in teoria perché è innegabile che il “BIO”, negli anni, sia diventato un pezzo di mercato in continua crescita che attira anche le cosiddette “volpi”, coloro che si muovono solo se vedono tanti zeri da aggiungere al loro fatturato, ma del buono c'è, fosse anche solo il fatto che ci costringe a guardare in faccia le nostre meravigliose contraddizioni!

bisogna essere il divenire delle nostre interne contraddizioni” Cit Carmelo Bene


Un tempo districarsi tra le ecofurbate era più semplice, bastava guardare se nella lista degli ingredienti trovavamo qualche petrolato o qualche silicone per capire che la dicitura "naturale" in etichetta non era altro che una presa in giro,  oggi è decisamente più difficile, colpa anche delle certificazioni, sempre più numerose, e sempre più flessibili, che  lasciano  buchi interpretativi che per chi non è addetto al mestiere diventano vere e proprie voragini. Inoltre avere nelle mani un cosmetico tutto “verde” (permettetemi questa esemplificazione errata, ma rende il concetto) non significa sempre avere qualità, e non è sempre facile reperire informazioni sulla provenienza dei singoli ingredienti e sul modo in cui sono stati coltivati e/o raccolti ( sono piante raccolte in che modo? In tempi brevi? E dove si trovano queste coltivazioni?), ma il SANA per me rimane un appuntamento che continuo a consigliare, perché ci da la possibilità di fare domande ai diretti interessati, e non mi sembra una questione di poca valenza.

Negli ultimi cinque sei anni, vistando la fiera, ho visto veramente tanti cambiamenti,  alcuni positivi, alcuni che istintivamente mi preoccupano, mi mettono nell’allerta, mi mettono in quella condizione di difesa, ma che mi costringono, ancora una volta, a chiedermi che cosa rappresenta per me l’ecobio cosmesi e che cosa significa scendere a compromessi senza snaturare quello che mi portò ad avvicinarmi a questo mondo.

Parlo di ecobiocosmesi perché lo ammetto, non ho ancora sposato, e forse non lo sposerò mai del tutto, uno stile di vita GREEN A 360°, ma è grazie a questo piccolo settore che qualche piccola attenzione in più verso l’ambiente, verso i rapporti umani, verso un’idea di impresa differente, sono entrati a far parte nelle mie abitudini e convinzioni. Convinzioni che partono da lontano, quando l’idea tutta progressista che il nuovo è sempre meglio del vecchio, e che, di conseguenza, debba essere spazzato via perché la continuità è vista come un ostacolo,  ha smesso di convincermi appieno.

E sono diventata più esigente, alle aziende non chiedo più soltanto una lista di ingredienti, ma ho bisogno di sentire un messaggio che sa di vero, ho bisogno di vedere negli occhi che non sono lì per moda, ma che credono fortemente ad un modello di produzione che fa tornare la persona al centro. 

Utopia? Forse, ma sono felice di continuare a vedere il fallimento non come il non raggiungimento di chissà quali successi economici e lavorativi, ma quando il cinismo avrà preso il sopravvento sulla mia parte romantica e nostalgica che per ora è intatta e viva. D'altronde nessuno mi ha ancora fornito delle spiegazioni convincenti affinché arrivi a preferire una vita piena di protezione, invece che rischiare di soffrire ma vivendo davvero, e quindi perché ravvedersi?

MA TORNIAMO AL SANA E AI SUOI LATI OSCURI, CHE CAMBIAMENTI HO NOTATO?

  •  MOLTE PIÙ’ AZIENDE
  • PIÙ’ ATTENZIONE ALLA PUBBLICITÀ’ VIA WEB, QUINDI ALLE COSIDDETTE INFLUENCER/ TESTIMONIAL , perché si, non sono proprio la stessa cosa a quanto pare.
  • ·PIÙ’ CLAIM PUBBLICITARI IDENTICI ALLA COMUNICAZIONE USATA DA ANNI DELLA COSMESI TRADIZIONALE
  • DIPENDENZA, passatemi il termine, DALLE NOVITÀ:  ogni azienda è come se si sentisse in dovere di presentare qualcosa di nuovo
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Le domande da farsi quindi sono:
  • E’ giusto scendere a compromessi?
  • E’ giusto che molte aziende che producono cosmetici “eco bio” scelgano un tipo di comunicazione identico a quello della cosmesi tradizionale? 
  • E’ giusto adattarsi alle mode del momento per continuare a stare in piedi? 
  • E’ giusto investire sempre di più nella pubblicità, a discapito di soldi che potrebbero essere investiti nella ricerca?


  • USCIRE DALLA NICCHIA...


Rispondo NI, dipende. Trovo più che comprensibile il fatto che si cerchi di uscire dalla “nicchia” e raggiungere nuove persone, ma trovo altrettanto discutibile farlo scegliendo claim o testimonial che per formazione professionale, o per convinzioni personali (questo non posso saperlo), non sono sufficientemente preparati a veicolare ciò che ha portato molte aziende e persone a chiedersi che cosa si stessero per spalmare in faccia. Perché se passa solo il messaggio “è un cosmetico wow”, finisce che questo WOW le “nuove” persone che si avvicinano per la prima volta al mondo “green” rischiano di non vederlo e torneranno tranquillamente sui loro passi, perché cosmetici eco bio significa anche vedere il prodotto come un qualcosa che grazie alla presenza di ingredienti dermocompatibili , aiutano la nostra pelle a svolgere il suo compito e a portarla in equilibrio nel LUNGO PERIODO, e serve sempre un periodo di adattamento, ma significa anche maggiore attenzione all'impatto ambientale generato, significa capire che la bellezza passa attraverso un qualcosa che non considera solo il particolare, ma anche il generale, per farla semplice, se spalmarmi in faccia sostanze considerate sicure, anche se di sintesi chimica e non vegetale, significa inquinare in modo non necessario il mondo che circondiamo, beh il gap mi pare evidente. Io sono la prima ad amare la scorciatoia facile, adoro il confort, la comodità, ma sono altrettanto consapevole che senza autocritica e un ragionamento che vada oltre l’io, si rimane arginati nelle proprie certezze e nelle proprie piccolezze.
Quindi ragioniamoci su, perché se il motivo che porta a fare queste scelte è assolutamente comprensibile, il mezzo va interrogato, perché all'eco-bio cosmesi non basta suscitare poesia per fidelizzare, ma serve qualcosa di più grande affinché la persona abbia la percezione di avere in mano non solo un rossetto o una crema, ma un progetto.


Inoltre ECOBIO COSMESI dovrebbe anche essere un'dea di impresa diversa, che non è un'associazione no profit, ma che crede fortemente in una terza via nella quale guadagno non debba per forza significare rendere le persone solo dei numeri.


  • PERDITA DI IDENTITÀ?


Possiamo girarci intorno, ma questo RIMANE FONDAMENTALE, oppure L’ECOBIO COSMESI PERDERÀ’ DI IDENTITÀ e vincerà sempre il colosso più grande, e lo stiamo vedendo, anche le grandi multinazionali hanno tirato fuori cosmetici "green" con prezzi accattivanti, e ora ditemi, perché mai io dovrei scegliere la piccola realtà artigianale se mi veicola un messaggio identico a quello della Multinazionale? Perché dovrei preferire acquistare da una piccola bioprofumeria che magari non riesce a fare certe scontistiche,  se poi entrando noto un atteggiamento  che ragiona solo sul "bisogna vendere" o dove trovo cosmetici, soprattutto make up con INCi simili a quelli della profumeria tradizionale?


  • TANTE NUOVE AZIENDE, SI, MA....


Poi ho notato che sono nate tantissime nuove aziende, e se questo continuo a trovarla una cosa positiva, dall'altra non è possibile farlo solo motivati dal “cavalcare l’onda” ed è scoraggiante vedere che gli INCI di molti cosmetici (che per esemplificazione indica la lista ingredienti) sono molto simili tra loro, quasi a dire, “questo settore va e io ci voglio essere a tutti i costi” magari affidandomi semplicemente a laboratori che vendono quella formula a più “etichette”.


  • E LE MODE?


Questa forse è la cosa che riesco a giustificare di più, ci sono dei trend, esattamente come nel campo della moda, che privilegiano oggi il colore rosso, domani il blu, e capisco bene che per le aziende non sia facile districarsi tra la voglia di attirare il pubblico con una nuova creazione e il rimanere fedeli alla propria linea che dovrebbe invitare ad un consumo più consapevole.
MA NON BISOGNA ESAGERARE, PERCHÉ'? Perché innanzitutto invitano ad un consumo esagerato che va in contraddizione con l'idea di un consumo consapevole, poi bisogna chiedersi che "prezzo" ha stare dietro alle tendenze ( vanno le confezioni mono uso? Come posso realizzarle producendo il minor impatto ambientale possibile?), inoltre bisogna mettersi anche nei panni dei piccoli rivenditori, costretti ad indebitarsi per stare dietro ai trends, novità che ripeto non sempre sono innovative, ma nascono solo per attrarre e quindi non sono propriamente necessarie. E si torna al problema "identità" e idea di impresa.

Inoltre, COSA STANNO FACENDO LE AZIENDE PER TUTELARE LE PICCOLE REALTÀ'? Alcune molto, altre non danno alcuna garanzia, quindi stiamo assistendo al fenomeno per cui molte aziende hanno scelto come rivenditori grandi catene che vendono cosmetici anche tradizionali, e le conseguenze mi sembrano ovvie.

Io dico che sta anche a noi consumatori saper scegliere dove acquistare non solo valutando la questione costo, visto che siamo consapevoli che spesso compriamo più del dovuto, cosa umanamente normale, ma selezionare solo in base alle scontistiche alla lunga penalizzerà quel rapporto umano che si trova dentro i piccoli negozi, si contribuirà alla scomparsa di quei proprietari e commesse preparate e appassionate a favore di alcune ragazze scelte come dipendenti in base a tutt'altri criteri, io ero stanchissima di entrare in un negozio e vedermi consigliato un determinato Brand solo perché ne avevano l'esclusiva, voglio essere consigliata da chi sa cosa vende e può intuire davvero le mie esigenze!

 E qui arriva la domanda alla Marzullo: E’ IL BASSO CHE INFLUENZA L’ALTO O VICEVERSA? STA ALLE AZIENDE FORMARE, O E’ IL BASSO AD INFLUENZARE LE SCELTE AZIENDALI?  Difficile rispondere, davvero difficile. 

COME LA VIVO IO?

Nonostante sono una razionale che combatte costantemente con un’anima romantica ( si, è un ossimoro) io dico che non tutto il male viene per nuocere, chi è nato solo per cavalcare l'onda si è palesato in modo più evidente e quindi ci facilita la selezione, inoltre del buono l'ho visto, e l'ho visto nelle domande sempre più precise da parte del consumatore,  l'ho visto in un pubblico in crescita che fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno cosa fosse l'ecobio cosmesi, l'ho visto nell'entusiasmo di alcune nuove realtà, e nella resistenza di altre che rimangono coerenti, ma siamo in un momento di svolta e serve di fermarsi a riflettere, senza ovviamente cadere nel TALEBANISMO.


E voi?

Presto uscirà il secondo articolo dove in modo classico vi parlerò delle aziende che ho visitato, alcune da studiare, altre che sono splendide conferme, insomma io al SANA vado sempre volentieri e quindi mi sento in dovere anche di raccontarvi della gioia che provo quando visito gli stand, non tutti, ma molti si.

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